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giovedì 30 settembre 2010

Oggi chiude la mia vetrina...

... che continuerà comunque, anche per il futuro, ad essere visibile sul blog La vostra arte di Carla Colombo, dove proseguono anche le occasioni di poter conoscere ed ammirare le opere di una nutrita schiera di artisti, a cui l'infaticabile ed entusiasta Carla Colombo, offrendo gratuitamente spazio e visibilità, dedicherà le sue prossime "vetrine".
Vi suggerisco caldamente di non perderle.


Al termine della bellissima esperienza rappresentata dalla vetrina a me dedicata, dal 17 al 30 settembre, sul blog La vostra arte di Carla Colombo, desidero anche qui esternare la mia profonda gratitudine a tutti coloro che hanno sfogliato le mie pagine: sia a coloro che le hanno osservate in silenzio, sia a tutti coloro che l'hanno fatto offrendomi poi il dono prezioso dei loro commenti.
Un dono di cui sono profondamente riconoscente e che conserverò gelosamente fra le cose a me più care, insieme al ricordo di questa inconsueta ed esaltante esperienza.
Un'esperienza che mai avrei potuto immaginare così coinvolgente e feconda di emozioni e gratificazioni, e per la quale devo un grazie immenso alla sua ideatrice ed organizzatrice Carla Colombo, che desidero qui ringraziare, anche e soprattutto, per le belle parole che in quella vetrina ha dedicato alla mia persona e alle mie "opere".


L'omaggio previsto al termine della mia vetrina, (questo libro collettaneo di cui sono una delle autrici), avrei desiderato poterlo offrire a tutti coloro che, esternando le loro emozioni, mi hanno arricchita di imperdibili emozioni.
Purtroppo l'esiguo numero di copie rimaste in mio possesso, mi ha costretta ad operare una scelta che, pur senza precisarne anticipatamente il criterio, fin dall'inizio avevo deciso fosse la sorte a stabilire.
E la sorte, in base al maggior numero di commenti da loro lasciati sulle mie pagine, ha favorito:
1) Rita B.
2) Sandra Maccaferri
alle quali va un ulteriore speciale ringraziamento per la costanza e l'assiduità con cui hanno continuato a visionare e a commentare le mie pagine.

lunedì 27 settembre 2010

I miei hobby: Parole scritte


Ancora non sapevo nè scrivere nè leggere e già ero affascinata dalla parola scritta. Quando finalmente mi sono appropriata della chiave che apriva la porta di quegli arcani segni, ho potuto soddisfare sia il mio desiderio di scrivere che la mia curiosità di conoscenza.

Ritengo che la lettura rappresenti la principale fonte del sapere, in ogni campo: un modo per aprirci a nuovi orizzonti e un modo per arricchire il nostro vocabolario.

Quanto allo scrivere ... va bene, lo ammetto, sono una grafomane. Scrivo di tutto: versi, racconti, articoli, diari, biglietti della spesa, pensieri, elenchi di cose da fare, lettere, messaggi... sarò grave?

venerdì 24 settembre 2010

I proverbi di settembre

Essendo scaturiti in massima parte dall'antica saggezza contadina, è inevitabile che i proverbi colleghino le coltivazioni agricole di stagione al calendario e agli eventi metereologici, perchè è proprio da questi che dipendeva la buona riuscita dei raccolti.




✿ Settembre la notte al dì contende.

✿ Quando la cicala canta in settembre, non comprare grano da vendere.

✿ Un settembre caldo e asciutto maturare fa ogni frutto.

✿ A settembre pioggia e Luna fan dei funghi la fortuna.

✿ La pioggia di settembre è veleno per l'uva.

✿ Settembre, l'uva matura e il fico pende.

✿ Di settembre prima la bianca che di pendere è già stanca.

✿ Di settembre e d'agosto, bevi il vin vecchio e lascia stare il mosto.

✿ Se fa bello per san Gorgone (9 settembre) la vendemmia va benone.

✿ Se piove per San Gorgonio (9 settembre), tutto l'ottobre è un demonio.

✿ Per Santa Croce (14 settembre) pane e noce.

✿ A santa Eufemia (16 settembre) comincia la vendemmia.

✿ Per San Cosimo e Damiano (26 settembre) ogni male fia lontano.

✿ Per San Michele (29 settembre) la giuggiola è nel paniere.

✿ Per San Michele (29 settembre) l'uva è come il miele.

martedì 21 settembre 2010

200 anni fa la prima Oktoberfest



Si è aperta sabato 18 settembre e avrà termine domenica 3 ottobre 2010, la tradizionale festa della birra, l'arcinota Oktoberfest, che ogni anno, per due settimane, trasforma la città di Monaco di Baviera (Germania) nella capitale mondiale della birra.




Istituita nel 1810 per festeggiare le nozze del principe ereditario Ludwig (il futuro re Ludwig I che salirà al trono nel 1825) con la principessa Therese von Sachsen-Hildburghausen, è giunta oggi alla sua 177ma edizione, diventando nel tempo la festa popolare più grande del mondo.




Si stima infatti che siano circa 6 milioni le persone, provenienti da ogni parte del globo, che affollano ogni anno gli enormi stand allestiti dalle più note fabbriche di birra, a Theresienwiese (Prato di Teresa), un'area di 42 ettari situata alla periferia di Monaco, che da sempre ospita l'Oktoberfest.

Vi attirava l'idea di andarci? Allora, guardate prima queste foto (trovate sul Web) ... poi ditemi se non avete cambiato idea.
Io non potrei mai andarci ... la ressa mi dà un senso di soffocamento, solo a vederla in fotografia.






venerdì 17 settembre 2010

Eccomi in vetrina

Si è aperta stasera sul blog La vostra arte di Carla Colombo un'altra delle vetrine quindicinali che Carla, con l'entusiasmo e la generosità che sempre la contraddistingue, mette a disposizione dei suoi amici artisti, regalando così loro ulteriore visibilità nel Web.














E la vetrina di questa seconda quindicina di settembre Carla Colombo l'ha dedicata a me.
Si, proprio a me, che "artista" non lo sono certamente, e che a distanza d'anni e nonostante i numerosi riconoscimenti ottenuti, ancora arrossisco per l'imbarazzo quando qualcuno chiama "poesia" i versi che scrivo.

La mia conoscenza virtuale con Carla Colombo, risale ormai a molti anni fa, e devo alla sua arte, che da allora ho sempre seguito con grande interesse, tante belle e forti emozioni.
Ma la nostra conoscenza virtuale, divenuta nel tempo preziosa amicizia sia pure a distanza, non è rimasta solo tale: infatti due anni or sono ho avuto il grande piacere di una sua graditissima visita.
Ebbene, (lo dico per chi non la conosce di persona), dovete sapere che Carla è proprio come appare nei suoi blog: una splendida e solare signora, che sprizza vitalità, entusiasmo e generosità da tutti i pori.


Farete felici lei e me, se passerete su La vostra arte a visitare la mia personale, ed un vostro commento, sempre se vi va di lasciarlo, sarà da noi molto apprezzato.

mercoledì 15 settembre 2010

Hanno detto: sull'arte



Ecco diversi punti di vista e ... punti di vista diversi, sull'arte.
Mi piacerebbe sapere quali sono condivisi dagli artisti (perchè tutti in qualche modo sono artisti) che leggono questo blog.


✿ Tutte le grandi opere d'arte possiedono due facce: una rivolta ai contemporanei e l'altra al futuro.
(Daniel Barenboim, musicista)


✿Se i quadri si potessero spiegare e tradurli in parole, non ci sarebbe bisogno di dipingerli.
(Gustave Courbet, pittore)


✿ Io sono l'unico artista copiato dalla natura.
(Salvator Dalì, pittore)


✿ L'arte non si sposa, la si violenta.
(Edgar Degas, pittore)


✿ La prima virtù di un dipinto è essere una festa per gli occhi.
(Eugène Delacroix, pittore)


✿ L' autore deve essere nella sua opera d'arte come Dio nell'universo, onnipresente e invisibile.
(Gustave Flaubert, scrittore)


✿ Ama l'arte; fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno.
(Gustave Flaubert, scrittore)


✿ I capolavori non sono fatti per sbalordire. Sono fatti per persuadere, per convincere, per entrare in noi attraverso i pori.
(Jean-Auguste-Dominique Ingres, pittore)


✿ L'arte è o plagio o rivoluzione.
(Paul Gauguin, pittore)


✿ La realtà è un frastuono di cui l'arte deve saper fare un'armonia.
(Arturo Graf, poeta)


✿ L'arte moderna è la prova lampante che le cose non sono così brutte come le dipingono.
(Boris Makaresko, cabarettista)


✿ La pittura non è fatta per decorare gli appartamenti. È uno strumento di guerra offensiva e difensiva contro il nemico.
(Pablo Picasso, pittore)


✿Credo di sapere che cosa si prova a essere Dio.
(Pablo Picasso, pittore)


✿ Un genio non è colui che non copia, ma colui che non puo' essere copiato.
(Pablo Picasso, pittore)


✿ Faccio sempre ciò che non so fare, per imparare come va fatto.
(Vincent Van Gogh, pittore)

lunedì 13 settembre 2010

Val Comelico

La prima volta che raggiunsi la Val Comelico, nel 1969, l'unica via d'accesso per chi, come me, arrivava da sud era l'impervia "Strada della Valle", realizzata tra il 1838 e il 1839, che da Cima Gogna correndo lungo il Piave (o per meglio dire, in bilico sopra il Piave), raggiungeva avventurosamente Santo Stefano di Cadore.


Santo Stefano di Cadore, il punto più basso della valle (m.907 slm)


Un incubo di strada, se intesa per i tempi moderni, ma una via di comunicazione di cui, fin dall'inizio del XIX secolo, le popolazioni della valle avevano fortemente avvertito la necessità, essendo il Comelico collegato al resto del Cadore solamente dalla antica strada del Centenaro, l'erto e stretto percorso che da Danta conduceva a Santa Caterina di Auronzo.
La "Strada della Valle" rappresentava per quei tempi un'opera di grande impegno, che però lo Stato austriaco non era disponibile a finanziare.
Dopo vari anni di gravi dissensi, fra i 5 Comuni della valle fu finalmente raggiunto un accordo in merito alla ripartizione delle spese e il 30 gennaio 1838 ne veniva assegnato l'appalto all'impresa lombarda Antonio Talacchini.
L'opera, denominata "Le grandi strade del Comelico", che comprendeva oltre al tratto principale Santo Stefano-Cima Gogna, anche i due tronchi Santo Stefano-Padola (Comelico Superiore) e Santo Stefano-Presenaio (Comelico Inferiore), veniva condotta a termine entro l'anno successivo, ponendo così fine al secolare isolamento fra le popolazioni comelicesi e il resto del Veneto.
Il costo dell'opera, ripartito fra i Comuni di Danta, Comelico Inferiore, Comelico Superiore, San Nicolò e San Pietro, ammontava a complessive Lire 1.011.765,72.
(Nota = dati desunti da "Il Comelico" n. 6 del giugno 1955).


Un tabià a Candìde


Quando nel 1991 ritornai nuovamente in Comelico, ebbi la gradita sorpresa di trovarlo comodamente raggiungibile grazie al nuovo percorso che, poco prima di Auronzo, abbandona la Statale 48 delle Dolomiti e, attraversando le viscere del Monte Piédo e del Col Piccolo con i 4 chilometri della "Galleria Comelico", va a ricongiungersi con la vecchia "Strada della Valle", ormai abbandonata nella sua parte più impervia.


Il verde Comelico


Ed ecco, all'uscita della lunga galleria, apparire il verde Comelico, estremo lembo settentrionale del Veneto, della provincia di Belluno e dell'Italia stessa, dove boschi immensi di conifere e verdi prati, costellati di tabià, i caratteristici fienili di legno, e con la stupenda cornice di possenti montagne dolomitiche, formano un panorama carico di contrasti, ma soprattutto di serenità.


Un territorio, quello del Comelico, che per la sua particolare conformazione geografica è stato per secoli di difficile accesso, circondato com'è da alte montagne oltre che sbarrato dalla profonda gola del Piave. Solo i valichi di Razzo e di Sant'Antonio consentivano il collegamento dall'alto, rispettivamente col Comelico Inferiore e col Comelico Superiore, mentre alle due estremità della valle si apriva il valico di Cima Sappada verso il Friuli e quello di Monte Croce Comelico verso l'Alto Adige.
E proprio questo isolamento forzato, se per tanti secoli ha reso il carattere dei comeliani chiuso e diffidente (il termine "comelian" era usato come sinonimo di montanaro, diffidente, rozzo), ha però anche contribuito a mantenere integra la cultura delle genti di questa valle, l'unica dove ancora si parla il ladino originale, ed il suo ineguagliabile patrimonio di boschi e pascoli.


Matazin, tipica maschera carnevalesca
del Comelico Superiore


Se non si fosse ancora capito, lo proclamo pubblicamente a gran voce:
sono profondamente innamorata di questa vallata, dove da vent'anni trascorro le mie vacanze estive, e sono affascinata dalla sua storia, dalla sua cultura e dalle sue tradizioni.


I prati sopra Casamazzagno


- ° -






Tutte le fotografie presenti in questo post sono state reperite nel Web e sono di proprietà dei loro autori.

sabato 11 settembre 2010

11 settembre: noi lo ricordiamo così



Mi unisco a Ketty, del blog charlieonlinescrapping nel ricordare, con questa sua delicata creazione grafica, la tragedia che l' 11 settembre 2001 sconvolse il mondo.

Sono certa che a Ketty non dispiacerà se accenderete la sua candela anche nei vostri blog.

giovedì 9 settembre 2010

Ulivo, albero della pace



Sapete perchè, sin dall'antichità, l'ulivo è considerato il simbolo della pace?

Perchè questa pianta, di eccezionale longevità, ha la particolarità di un accrescimento assai lento, e dunque il fatto che un ulivo abbia potuto raggiungere il suo pieno sviluppo è un sicuro indice che la guerra, da lungo tempo, non ha devastato il campo in cui è cresciuto.
Tale considerazione, fin dai tempi antichi, ispirò agli uomini l'idea di farne il simbolo della pace.


domenica 5 settembre 2010

Alberi da frutto: il giuggiolo

Nome popolare: Giuggiolo, dattero cinese
Nome botanico: Zizyphus jujuba Mill., Zizyphus sativa Gaertn., Zizyphus vulgaris Lam., Zizyphus zizyphus (L.) Karst
Famiglia: Rhamnaceae
Luogo d'origine: Asia. In Italia è presente fin dal tempo dei Romani.


Il giuggiolo è un alberello caducifoglio, dall'aspetto piuttosto contorto, con rami irregolari e spinosi, che può raggiungere un'altezza di 6-7 metri.
E' molto decorativo, oltre che per il fogliame lucente e la chioma leggera, anche per la copiosa produzione di lucidi frutti autunnali, commestibili.
E' pianta longeva e quindi ha una crescita molto lenta.
Vuole terreno fresco e fertile, ben letamato. Resiste al freddo nelle regioni a clima mite.
La sua propagazione avviene per divisione dei polloni di base, in inverno.
E' preferibile sistemare la pianta in posizione soleggiata e riparata dai venti.



I fiori sono piccoli, giallastri e stellati e appaiono alle ascelle fogliari in radi gruppetti.



I frutti, chiamati giuggiole, sono drupe simili ad un' oliva con buccia lucente e marrone. Contengono un grosso nocciolo ed hanno una polpa di colore verde tenue, di sapore dolce e gradevolmente acidulo.
Se non vengono raccolte a maturazione, rimangono sulla pianta molto a lungo, cominciando a seccare senza cadere.
Ne esistono diverse varietà, anche a frutto rotondo o a frutto molto grosso.
Oltre che per il consumo fresco, le giuggiole possono venire utilizzate per marmellate, sciroppi, confetture, gelatine, canditi, dolci, bevande liquorose.


Questa pianta è ancora abbastanza diffusa nella mia Romagna, ma in passato non poteva assolutamente mancare nelle aie dei contadini dove di solito, veniva piantata proprio accanto al muro della casa.
Ricordo ancora le scorpacciate di giuggiole che facevo da bambina, raccolte direttamente dall'albero.
Ma ancora adesso ne sono molto golosa: come le ciliegie, una tira l'altra ... e non mi fermerei più. Le mie preferite sono quelle più morbide, quasi appassite, che sono dolcissime.




Avrete certamente sentito il termine d'uso comune "andare in brodo di giuggiole", quale sinonimo di "gongolare di gioia".
Ma, vi siete mai chiesti da cosa deriva?

Il brodo di giuggiole è un antico liquore, una specie di sciroppo liquoroso molto dolce, a base di giuggiole, che le famiglie contadine di un tempo riservavano ad occasioni speciali.

La ricetta per il brodo di giuggiole, oltre all'ingrediente principale, che sono le giuggiole mature ma leggermente appassite, prevede anche mele cotogne, uva bianca e scorza di limone.
Su Internet si trovano varie ricette, che però sono diverse fra di loro perciò, non conoscendo la ricetta originale e non avendone mai sperimentata alcuna, evito di riportarle qui.


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Tutte le fotografie presenti in questo post sono state reperite nel Web e sono di proprietà dei loro autori.

venerdì 3 settembre 2010

Guidarello Guidarelli


Opera marmorea attribuita a Tullio Lombardo, scolpita nel 1525, il monumento funebre di Guidarello Guidarelli è da sempre oggetto di grande ammirazione, soprattutto per la patetica bellezza del volto: maschera di morente dal modellato levigatissimo, sul quale la luce e l'ombra giocano con raffinato effetto schiaro-scurale.

La lastra tombale dell'uomo d'armi ravennate, era collocata un tempo all'interno della Basilica di San Francesco a Ravenna, nella seconda cappella a destra, detta di San Liberio. Venne poi collocata presso la sede ottocentesca dell'Accademia di Belle Arti, inaugurata nel 1829, ed oggi si trova presso il Museo d'Arte di Ravenna (M.A.R.) dove continua ad esercitare il suo fascino sui visitatori (e soprattutto visitatrici) di tutto il mondo.
Anche Gabriele d'Annunzio, in visita a Ravenna, fu affascinato da Guidarello, che così cantò in un sonetto del 1903: "Ravenna, Guidarello Guidarelli / dorme supino con le man conserte / su la spada sua grande. Al volto inerte / ferro morte dolor furon suggelli".

Dice una leggenda popolare che le donne nubili che baceranno Guidarello potranno sposarsi entro l'anno, e nel tempo sono state milioni le labbra che si sono posate sul bel volto di marmo, fino a deturparne la levigatezza.
Per questo, dopo un radicale restauro, la statua è ora protetta da telecamere.

Guidarello Guidarelli, di cui non si conosce con certezza l'anno di nascita, apparteneva ad una famiglia fiorentina trasferitasi a Ravenna agli inizi del XV secolo.
Uomo d'armi, creato cavaliere nel 1468 da Federico III Imperatore del Sacro Romano Impero, fu tra i condottieri radunati ad Imola da Cesare Borgia nel 1500, in preparazione dell'impresa di Faenza.
E ad Imola fu ucciso a tradimento nel 1501, per una banale disputa sorta per la mancata restituzione di una camicia spagnola, riccamente ornata d'oro, che aveva prestata a certo Virgilio Romano, suo omicida.
Per sua espressa volontà la salma fu tumulata nella Basilica di S. Francesco in Ravenna.

Da una cronaca cesenate del tempo:
"Miser Guidarello da Ravenna soldato dignissimo del Duca, abiendo imprestato una sua camisa a la spagnola belissima de lavori d'oro a Virgilio Romano a Imola per farsi mascara e non je la volendo rendre e cruzatosi con lui, el ditto Virgilio lo tajò a pezi e amazollo; el Duca fatollo pjare li fè tajare la testa".